Le domande che ci arrivano più spesso — prima di diventare clienti e dopo.
Se la tua non è qui, la risposta più rapida è prenotare la consulenza gratuita — in 30 minuti capiamo insieme se ha senso lavorare insieme.
Perché non stiamo offrendo lo stesso servizio.
Il commercialista generalista produce dichiarazioni fiscali, ti dice cosa devi pagare e aspetta che tu lo chiami. Estetiva fa tutto questo — più il monitoraggio mensile proattivo, più il report KPI su WhatsApp ogni mese, più l'assistente Estetiva H24, più il calendario fiscale con gli importi stimati, più le consulenze quando servono.
La domanda giusta non è "quanto costa". È: quanto ti è costato finora non sapere ogni mese quanto stavi guadagnando davvero?
Un F24 arrivato a sorpresa, una decisione presa senza dati, un investimento fatto senza capire se l'agenda poteva reggere — spesso costano molto di più della differenza di canone.
È più semplice di quanto si pensi, e ci pensiamo noi.
Una volta firmato il contratto, ti guidiamo passo per passo: cosa chiedere al tuo attuale commercialista, quali documenti raccogliere, come comunicare la cessazione del mandato. Non devi gestire nulla da sola.
Il momento migliore per cambiare è a inizio anno, ma il passaggio si può fare in qualsiasi momento — anche a metà anno, se la situazione lo richiede.
Tutto avviene via WhatsApp, email e videocall. Non serve venire in studio, non serve essere nella stessa città — le nostre clienti sono in tutta Italia e il servizio funziona esattamente allo stesso modo per tutte.
Ogni mese ricevi dalla tua area riservata la lista esatta dei documenti da mandarci. Li invii via email o caricandoli direttamente sulla piattaforma. Noi elaboriamo tutto e ti mandiamo il report con i tuoi KPI.
Per le consulenze usiamo videocall. Per le domande urgenti c'è l'assistente Estetiva attivo H24 su WhatsApp. Non devi aspettare un appuntamento in presenza per avere una risposta.
Dipende da cosa intendi per "risultati".
Il primo risultato concreto arriva dal primo mese: sai esattamente quanto hai guadagnato, quanto mettere da parte per le tasse e quanto puoi prelevare. Per molte clienti è già una novità assoluta — non lo avevano mai saputo con precisione.
I risultati economici veri — più utile, prezzi corretti, decisioni migliori — dipendono da quante delle indicazioni applichi e con quale velocità. Il metodo funziona, ma non lavora da solo.
Quello che sparisce quasi subito è l'ansia da F24. Quando sai già da gennaio quanto pagherai a giugno, smetti di avere paura del telefono del commercialista.
Ogni mese ti comunichiamo l'importo esatto da accantonare per le tasse, calcolato sui tuoi dati reali aggiornati.
Se per qualsiasi mese non lo facciamo, quel mese non lo paghi. Ti regaliamo un mese di contabilità completa.
È scritto nel contratto — non è una promessa verbale. È il nostro impegno più concreto: se non manteniamo la parte centrale del servizio, ne rispondiamo economicamente.
Le domande che si fanno le estetiste sul fisco
Dipende. Ma c'è una cosa che quasi nessuno ti dice.
Il forfettario ha un'aliquota bassa — 15%, o 5% per i primi cinque anni. E all'apparenza sembra il paradiso fiscale. Paghi poco, non gestisci l'IVA, la burocrazia è minima.
Il problema è che con il forfettario non puoi avere una contabilità con dati reali. Non sai ogni mese quanto hai guadagnato davvero. Sai solo quanto hai incassato — che è una cosa completamente diversa.
Senza quei dati, gestisci il tuo centro guardando nello specchietto retrovisore. Vedi dove sei stata, non dove stai andando.
E c'è un'altra cosa: nel forfettario nessun costo è deducibile. Affitto, dipendenti, prodotti, macchinari — non abbassano le tasse di un centesimo. Se hai costi importanti, potresti pagare più tasse col forfettario che col regime ordinario, nonostante l'aliquota più bassa. La risposta giusta dipende dai tuoi numeri. Non da una regola generale.
Questa è la domanda che le titolari si fanno sempre a giugno, quando arriva il commercialista con il conto da pagare.
La risposta onesta è: dipende da quanto hai guadagnato, non da quanto hai incassato.
Ci sono l'IRPEF — che va dal 23% al 43% a scaglioni sull'utile reale. Ci sono i contributi INPS alla Gestione Artigiani, che partono da circa 4.500 euro l'anno indipendentemente da quanto guadagni. C'è l'IVA al 22% sulle prestazioni, da liquidare ogni mese o ogni trimestre. E ci sono eventuali addizionali regionali e comunali sopra.
Il numero vero — quello che ti dice quanto rimane in tasca a te — non è mai una percentuale fissa. È il risultato di un calcolo preciso sui tuoi numeri reali.
L'errore che fa quasi ogni titolare è confondere il fatturato con quello che può spendere. Il fatturato è quello che entra. Le tasse, i costi, i contributi e i debiti sono quello che esce. Quello che rimane è il tuo stipendio. E spesso è molto meno di quanto pensi.
Questa è esattamente la domanda che il tuo commercialista dovrebbe risponderti ogni mese. Non a giugno, quando le tasse sono già maturate. Ogni mese.
Se non te lo dice, stai navigando al buio.
La risposta dipende dal tuo utile reale del mese — non dal fatturato, non da quello che hai in cassa. Per calcolarla serve una contabilità aggiornata.
Senza dati reali, qualsiasi cifra è un'ipotesi. E le ipotesi fiscali si pagano care: o accantoni troppo e ti mancano i soldi per gestire il centro, o accantoni troppo poco e ti ritrovi con un F24 che non riesci a pagare.
Il report mensile che ESTETIVA invia a ogni cliente risolve esattamente questo: ogni mese sai l'importo esatto da mettere da parte, calcolato sui tuoi dati reali — non su una stima.
Se sei in regime ordinario, quasi tutto quello che spendi per lavorare abbassa le tue tasse. Prodotti professionali, affitto del locale, formazione, attrezzature, marketing, abbigliamento da lavoro con logo aziendale. Smartphone e tablet all'80%, auto al 20%.
Se sei in forfettario, invece, la risposta è: niente. Zero. Nel forfettario le spese reali non contano — si applica sempre un coefficiente fisso del 67% sui ricavi, qualunque cosa tu abbia speso davvero.
Questo è uno dei punti che quasi nessun commercialista ti spiega bene. Perché la domanda non è solo "cosa posso scaricare" — è "nel mio regime fiscale, scaricare le spese mi conviene davvero?". E la risposta dipende da quanti costi hai.
Il costo di una dipendente non è solo lo stipendio che vedi in busta paga.
Sopra quello stipendio ci sono i contributi INPS a carico tuo come datore di lavoro — circa il 28-30% dello stipendio lordo. Ci sono le ferie, la tredicesima, il TFR che si accumula. E ci sono i costi invisibili che poche titolari calcolano: i minuti di agenda occupati da una dipendente che produce meno di quello che costa, le ore non vendute per malattia o permessi.
La domanda giusta da farsi non è "posso permettermi una dipendente?" ma "quanti appuntamenti aggiuntivi devo fare ogni mese per coprire il suo costo e produrre ancora utile per me?" Se non sai rispondere a quella domanda con un numero preciso, stai assumendo di pancia. E assumere di pancia è uno dei modi più rapidi per far sparire il margine dal tuo centro.
Perché stai confondendo quello che entra con quello che guadagni.
Il conto corrente del centro non è il tuo stipendio. È un contenitore che deve coprire i costi fissi, i fornitori, le tasse in arrivo, i debiti, gli imprevisti — e solo quello che avanza è tuo.
Il problema è che senza sapere ogni mese quanto hai guadagnato davvero, prelevi "a occhio". Prendi quello che c'è quando c'è. E spesso quello che c'è appartiene già alle tasse di giugno.
La soluzione non è guadagnare di più — o almeno, non solo quello. È sapere ogni mese quant'è il tuo stipendio prelevabile: non il fatturato, non quello che vedi sul conto, ma il numero preciso che puoi togliere senza rischiare di trovarti a corto quando arriva l'F24. Quel numero, ESTETIVA te lo manda ogni mese su WhatsApp.
La risposta più rapida è una conversazione.
In 30 minuti con il dott. Del Medico capiamo insieme la tua situazione reale, rispondiamo a tutte le tue domande specifiche e vediamo se ha senso lavorare insieme.
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